Perdite reali del business italiano causate dalle sanzioni della Federazione Russa: miti e realtà

Сommento dell’Ambasciatore dell’Ucraina in Italia Yevgen Perelygin

 Ultimamente i lettori italiani sono stati sommersi da valanga di notizie sulle perdite delle aziende italiane per via delle controsanzioni imposte dalla Russia. Citando le indagini, svolte da Coldiretti, i media riportano dati impressionanti sulle perdite comerciali dell’Italia. Ad esempio, viene menzionato che nell’arco del 2014 il volume perso nell’export verso la Russia è stato pari a 1,24 miliardi di euro e la diminuzione di volume di commercio è ammontato a 5,2 miliardi di euro.

E’ vero, i dati d’ISTAT parlano di una significativa flessione dell’interscambio tra l’Italia e la Russia. Il volume generale di interscambio è diminuito del 16,7%, l’export verso la Russia – del 11,6% e l’import della merce russa in Italia è calato del 20%. Però, allo stesso tempo, la statistica italiana fornisce un ampio quadro di dati su tutti gli ambiti dell’interscambio internazionale. Per inquadrare la situazione reale, bisogna vedere cosa è cambiato nel commercio italiano verso l’estero nell’arco del 2014, inviterei, quindi, a guardare da vicino le cifre dell’interscambio dell’Italia con gli altri suoi partner.

L’interscambio dell’Italia con i paesi del mondo nel 2014 è cresciuto del 0,2%, ovvero di 1,5 mld. di euro. Positivi per l’Italia sono anche altri due parametri economici, l’export totale e il saldo. I ricavi dell’export sono aumentati del 2% e il saldo a favore dell’Italia è ammontato а 42,9 mld. di euro.

In questo contesto i discorsi sulle perdite italiane nel commercio estero italiano sono del tutto infondati. Non solo: come dimostrano le stesse cifre, la tendenza degli ultimi anni verso la crescita di questi parametri si è conservata!

Anche dall’analisi settore per settore dei dati non emergono conseguenze catastrofiche delle sanzioni imposte dalla Russia per via delle quali si è registrata la contrazione delle forniture italiane sul mercato russo. Prendiamo come esempio gli ambiti che hanno maggiormente risentito della contrazione dell’export verso la Russia, cioè la produzione delle automobili (calo dell’export del 51,5%), la produzione tessile, indumenti e accessori (-16,4%), legno e articoli di legno (-13,1%). E ora vediamo come sono cambiati i volumi di forniture verso i mercati dei paesi del mondo per ciascuna di queste voci. L’export delle automobili è cresciuto del 7,4%, le forniture dei prodotti tessili, indumenti e articoli inerenti sono aumentate del 4,3%, e per quel che riguarda il legno, articoli di legno e di carta, l’Italia è riuscita a far crescere le forniture di queste merci verso l’estero del 3,0%.

Ma le cifre assolute? L’export dei veicoli verso la Russia è diminuito di 435,9 mln. di euro, mentre l’aumento dell’export verso l’estero in questo settore ha registrato 2,75 mld. di euro. L’Italia ha venduto alla Russia dei tessuti, indumenti, accessori per 382 mln. di euro in meno, ma in generale in questo ambito l’export di questo tipo di merce è cresciuto di 1,9 mld. di euro. L’export di legno e articoli di legno verso il mercato russo ha subìto una contrazione di 27 mln., ma il quadro generale di questo settore segna la crescita di forniture verso i mercati esteri per 231,5 mln. di euro.

Così, noi vediamo che la trasformazione dell’attività commerciale con la Russia provocata, in primis, dall’economia fragile russa è totalmente compensata dalla crescita dei volumi di interscambio con altri paesi del mondo con l’economia più stabile.

Non dimentichiamo anche che uno dei motivi dei cambiamenti della dinamica nel commercio non sono tanto le sanzioni, quanto il rallentamento dell’economia russa, la fuga dei capitali, l’indebolimento della moneta nazionale, il calo dei prezzi petroliferi. Tutti questi fattori hanno ridotto la capacità d’acquisto degli importatori russi. D’altro canto, è evidente che le sanzioni come metodo di pressione economica sulla Russia, per via della sua totale violazione del diritto internazionale, dell’ordine mondiale del dopoguerra e dell’aggressione nei confronti dell’Ucraina, hanno il loro effetto, ma le loro conseguenze negative per l’economia italiana sono totalmente compensate dalla crescita dell’interscambio con altri paesi del mondo.

 

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