LO STALKING: QUELLA PERSECUZIONE CAMUFFATA DA AMORE


Lo Stalking è un comportamento di tipo violento e persecutorio,  prevalentemente a carattere  psicologico, e   può essere messo in atto in tutte le relazioni interpersonali, da un ex compagno, un amico, un collega, il proprio vicino di casa.

Stalking  deriva dal termine inglese  “to stalk”, che significa “appostarsi”, per definire il comportamento di caccia  del  predatore nell’appostarsi, scrutare la vittima e  catturare.

Il comportamento di stalking si caratterizza nel limitare il confine tra io e l’altro all’interno di una  relazione, per cui l’altro viene percepito come un prolungamento di sé, una parte di cui si vuole il possesso.

Quando una persona non rispetta i nostri divieti e impone la sua presenza a noi e ai nostri conoscenti o continua a visitare i luoghi da noi frequentati, vuol dire che  non siamo dentro ad una relazione affettiva “sana”. L’allarme deve suonare più forte quando questi comportamenti cagionano ansia e paura.

Gli esordi sono celati in un insieme di comportamenti subdoli attuati dal manipolatore (gaslighter) nei confronti di una persona, per confonderla, per farle perdere la fiducia in sé stessa, farla sentire sbagliata, renderla dipendente, fino a farla dubitare della propria sanità mentale.

Nelle varie espressioni persecutorie, il presunto stalker, abitualmente, mantiene un buon contatto con la realtà, ne rasenta il confine ed è spesso un “inconsapevole” manipolatore, che idealizza e sminuisce l’altra persona anche a distanza di pochi minuti.

L‘autore di stalking può presentarsi come un soggetto introverso, manifestare comportamenti tipici della personalità problematica con innesti patologici, fino a mostrare ostentazioni molto estroverse tipiche della personalità antisociale. L’autore di questo comportamento  si presenta, nelle varie fasi, come un camaleonte psico- affettivo, difficile da inquadrare in un profilo personologico ben definito.

Nella maggioranza dei casi i soggetti autori di stalking hanno vissuto una esperienza di abbandono, una separazione o un rifiuto reale o immaginario, non gradito. Ciò mette a dura prova la capacità di sostenere una frustrazione, vissuta come fallimento, come un mettere a rischio la propria autostima e un’immagine di sé (onnipotente).

Lo  stalker vive il cosiddetto “Cai” (colpo di abbandono improvviso), un terremoto psico-comportamentale. Da quel momento, non potrà più fare a meno di realizzare comportamenti persecutori.

Lo stalking è un insieme di molestie essenzialmente psicologiche che si esplica con comportamenti persecutori, atteggiamenti minacciosi e di controllo nei confronti di una o più persone. Ciò genera nella vittima paura, ansia e preoccupazione, con violazione della privacy e pericolo per l’incolumità personale.

Quando un soggetto sente di subire un condizionamento mentale, un insieme di comportamenti subdoli attuati dal manipolatore nei confronti di una persona, per confonderla, farle perdere la fiducia in sé stessa, farla sentire sbagliata, renderla dipendente, fino a farla dubitare della propria sanità mentale, deve comprendere di non ‘vivere’ una relazione affettivo-sentimentale, ma essere all’interno di una relazione di controllo di tipo persecutorio.

Lo stalking produce, quale scopo principale o quale effetto secondario, ansia o paura nella vittima ed è  questo aspetto che lo differenzia dalle normali interazioni sociali.

In particolare, una caratteristica dello stalking é rappresentata dalla sua durata, in quanto queste condotte possono protrarsi per molto tempo, anche mesi o addirittura anni. Questo ovviamente non rientra in ciò che definiamo normali tentativi di entrare in contatto con una persona.

Prendere coscienza di non essere all’interno di una relazione affettiva “sana”, deve determinare un primo e necessario passo per chi è vittima di stalking: la denuncia.

Ma questo costituisce il principale problema: la maggior parte delle donne vittime non denuncia spesso il crimine. Nel 67% dei casi il grido di dolore resta “soffocato” dentro le  mura domestiche.

La risposta alla violenza sulla donna è la denuncia.

Nel soggetto vittima, lo stalking  scatena  una vera e propria “catastrofe emotiva”, fatta di sensi di colpa dovuti a una lunga e lenta manipolazione mentale, un insieme di comportamenti subdoli attuati dal manipolatore, che spesso è il marito o un familiare, per far perdere la fiducia in se stesse, farla sentire sbagliata e colpevole. Non si deve dimenticare, inoltre, che la paura più grande della donna vittima di violenza è proprio quella di non essere creduta o, ancor peggio, di essere giudicata dagli altri come colei che ha istigato alla violenza.

Così nella vittima si scatena una vera e propria apocalisse emotiva: sopraggiunge il terrore che il persecutore possa fare del male a lei e ai suoi familiari, qualora tentasse di ribellarsi. E infatti lo stalking si manifesta quando la persona tenta di fuggire da questo condizionamento: la sua fuga viene vissuta come un abbandono, una separazione non decisa, quindi da evitare.

Quando inizia a subentrare la consapevolezza di vivere un condizionamento da stalking la prima raccomandazione è di evitare di isolarsi: questo è proprio quello che spera lo stalker. Dobbiamo confidare sempre a qualcuno quello che cosa sta succedendo, magari anche ai vicini di casa, per “assicurarci” dei testimoni a favore. I presunti stalkers, forti del loro “magnetismo”, stravolgono spesso la realtà a loro favore.

Esistono diversi centri di primo ascolto, che forniscono sia alle vittime, ma anche agli stessi autori di stalking, servizi di aiuto sia legale che psicologico, per affrontare le problematiche che tale condotte determinano sul piano affettivo-relazionale.

di Laura Monteleone

Psicologa psicoterapeuta -  www.monteleonelaura.com

e di Marisa Barbaro

Psicologo della Salute Sportello ‘Primo Ascolto Stalking’ Cisl    (Ct)

www.apssi.it

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